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Ossimoro Marte best-seller
Tratto da Area di Confine 49 – Ottobre 2009
di Angelo Carannante
Dopo Il Giardino dei Libri, anche la distribuzione di Macrolibrarsi ha posizionato Ossimoro Marte fra i best-seller cioè fra i libri più venduti di tutti i tempi (in realtà, la classifica considerata si limita agli ultimi dieci anni). Ossimoro Marte è un’opera intrigante e completa, fonte di emozioni e rivelazioni inedite il cui unico neo è quello di non essere composto di...10.000 pagine. Ha raccolto un’infinità di recensioni positive; ne riporto una che mi ha colpito particolarmente, sempre sul sito di Macrolibrarsi: Ci sono degli eventi, un film, un libro che operano un cambiamento nella nostra esistenza. Chi non ne è al corrente rimane fuori e in più perde l’emozione del cambiamento. Quanto vale un’emozione? In un mondo in cui crediamo di aver visto tutto e in cui pensiamo che non ci sia più nulla che possa darci un brivido, chi ci da una forte emozione ci fa un regalo di valore inestimabile. E quale emozione potrebbe essere più grande delle prove, evidenti come il sole, di vita intelligente extraterrestre? Altro che Face di Cydonia, c’è ben altro su Marte e ora lo sappiamo, finalmente... Un’apertura niente male tratta dell’arroganza della cosiddetta scienza ufficiale. Infatti il saggio, in modo paradossale, pone subito in luce lo strapotere accademico dominante fin dall’inizio del 1900. Bastò che l’astronomo americano Percival Lowell ed altri nomi illustri affermassero che su Marte esistevano dei canali artificiali, perché ciò assurgesse al ruolo di riconosciuta verità ufficiale. La storia si ripete sempre, per cui si assistette allo stesso canovaccio quando nel 1965 la sonda spaziale americana Mariner 4 inviò delle pallide e pessime foto del Pianeta Rosso. Il Tribunale dell’Inquisizione dei poteri dominanti della scienza decretò che Marte era un pianeta morto e simile alla Luna, senza tema di smentita e senza prove. Ieri la scienza dominante affermava la presenza di strutture artificiali, senza tuttavia avere a sostegno alcuna prova, ggi la scienza ufficiale nega l’evidenza di strutture artificiali sul Pianeta Rosso. Proseguo nella lettura del best-seller e mi accorgo ancora di più della cecità dei “poteri forti”: occorre necessariamente far finta di non vedere (non ci sono altre spiegazioni) per negare il lapalissiano volto femminile (Fig. 1) denominato “King Face” nella zona marziana di Isidis Platinia. Riesce piuttosto difficile pensare che sia il frutto di uno scherzo di natura un volto con tutti i particolari (bocca, naso, occhi, ecc.) al posto giusto e in un disegno a dir poco perfetto: sfido chiunque a trovare sulla Terra una “combinazione naturale” con una probabilità di verificarsi, dico bene, di 1 su 16 milioni. Per favore però (il senso di questa affermazione lo si capirà più avanti in questo articolo) non mi si proponga un volto formato da nuvole. Come mai, poi, nonostante tali evidenze di vita intelligente sul pianeta rosso la ricerca spaziale è così in ritardo rispetto all’evoluzione che ci si aspettava? In proposito ho una mia teoria: tutti ci chiediamo come mai siamo sbarcati sulla Luna ben 40 anni or sono, con una tecnologia di quasi mezzo secolo più arretrata per poi fermarci improvvisamente dopo poche altre missioni. Pensiamoci bene. Anche sulla Luna gli enti spaziali nascondono evidenze artificiali: a proposito, come mai non vengono mai fornite foto del nostro satellite naturale ad alta risoluzione? Collegando tutti i tasselli, mi viene il dubbio che, addirittura l’uomo sia già sbarcato in gran segreto anche sul Pianeta Rosso. In 40 anni, in effetti, la tecnologia ha fatto dei passi da gigante; rispettando la logica dovremmo essere anche oltre Marte. Oso ancora di più. A mio parere (ma ovviamente è solo un’ ipotesi), tutta la tecnologia che possediamo, potrebbe non derivare solo dai nostri meriti, oppure da presunti UFO crash o ancora da supposti accordi segreti con civiltà aliene, ma potrebbe essere stata acquisita direttamente su Marte. Se una Potenza Mondiale è già stata sul Pianeta Rosso, non ha alcun interesse a divulgare la notizia, specie se ha trovato…l’El Dorado, altrimenti si scatenerebbe una vera e propria corsa al saccheggio. Quindi, Marte dev’essere arido come la Luna, le immagini vengono ritoccate, i satelliti artificiali non arrivano a destinazione e si perdono misteriosamente nello spazio, sulla Luna non ci andiamo più, e chi più ne ha più ne metta. Tutta l’evoluzione dei viaggi spaziali è stata fermata ed addirittura ha subito un’involuzione. Ecco perché, secondo questa teoria, si insiste con il dire che Marte è un pianeta inospitale, che non è possibile che il suo cielo sia azzurro, che le immagini apparentemente artificiali che vediamo sono giochi di luci ed ombre…insomma, a negare l’evidenza. Bisogna disincentivare l’interesse per il “rosso” pianeta. Nello stesso tempo, in questa strategia a lungo termine, le “nuove scoperte” vengono centellinate col contagocce. L’adrenalina sale poi quando il bestseller ti spiega che probabilmente qualcuno o qualcosa sta ostacolando in tutti i modi la conquista del vicino pianeta: gli scientisti dovrebbero prendere atto che la percentuale di fallimenti, si badi bene, di missioni verso Marte in modo specifico, è troppo alta per essere solo dovuta al caso, e ciò non può non generare sospetto. Se l’Uomo vorrà andare di persona sul Pianeta Rosso dovrà tenere in debito conto questa disarmante percentuale di fallimenti perché, se qualcosa andasse storto, da quelle distanze sarebbe un po’ difficoltoso tornare a Casa-Terra. Cito, ad esempio ed a sostegno di questa tesi della già avvenuta conquista di Marte, una foto (Fig. 2 e Fig. 3) in particolare, apparsa insieme ad altre immagini sul seguente sito internet portoghese, a suo tempo segnalato dal Centro Ufologico di Taranto che invito a consultare: http//anomaliasemmarte.no.sapo.pt  Figura 2
 Figura 3 La foto, mostrando letteralmente e indubbiamente un apparecchio tecnologico, mi ha lasciato a bocca aperta. Certamente se l’immagine è autentica (in merito mi vengono dei dubbi in quanto trovo strano che la Nasa si sia distratta a tal punto. Inoltre l’immagine è sfuocata), siamo in presenza della prova provata che qualcuno è attualmente su Marte. Infatti, non credo che si tratti di una antica nave, di un relitto del passato, per le sue apparenti buone condizioni. Forse siamo in presenza di una bufala o di qualcosa che lascia tutti nel dubbio come il “caso” Apollo 20? Credo, che una buona mano possono darcela i riferimenti presenti in alto sulla foto dove letteralmente è scritto: “MARTE Creditos: NASA/ JPL-Imagem MSSS M1101782 Cor e analise; Josè Garrido”. Un’altra anomalia, tra la miriade che si possono enumerare (e già questo dato è eloquente), è quella che ho trovato sul sito http://evidenzaliena.wordpress.com/2009/06/02/anomalie-marterover-spirit-scopremisterioso-oggetto-metallico/ qui raffigurata nelle immagini di Fig. 4 e Fig. 5. Il sito appena citato è piuttosto precipitoso nel giudizio classificando l’anomalia, ripresa dal rover Spirit, come sicuramente artificiale affermando: “... Uno strano artefatto metallico è stato rinvenuto tra le rocce marziane. Il particolare sembra essere parte di un dispositivo più grande sepolto sotto terra. Nella foto non si notano dune di sabbia intorno, il che fa pensare che lo strano oggetto si trovi in questo luogo da migliaia d’anni, probabilmente ricoperto da una qualche valanga verificatasi in passato sulla zona interessata”.  Figura 4
 Figura 5 Bisogna davvero andarci piano, sono d’accordo, per evitare facili e dannosi entusiasmi pronti ad essere smentiti alla prima occasione. Però, è innegabile che l’immagine lascia pensare. Ora addirittura azzardo. E se i manufatti su Marte (ma anche sulla Luna) fossero opera dell’Uomo stesso? E se lo fossero anche alcuni UFO? Se fino ad oggi si è riusciti a mantenere il cover up del crash di Roswell e altri importanti segreti militari, lo stesso non può valere anche per le conquiste spaziali? Ma torniamo ad Ossimoro Marte: proveniamo dal Pianeta Rosso? A favore di questa tesi, come sostiene l’ing. Piccaluga nel suo libro, esistono prove piuttosto convincenti riguardanti l’essere umano: la scarsa tolleranza per la luce solare che su Marte è più debole; i problemi alla colonna vertebrale, in quanto sul Pianeta Rosso l’attrazione gravitazionale è minore. Altra prova che fornisce l’autore riguarda un esperimento in cui alcuni uomini hanno vissuto per un certo periodo senza avere orologi o altri riferimenti per conoscere ora e data. Ebbene, straordinariamente, la durata del giorno ricreato dai volontari, lasciati al loro ritmo biologico naturale e senza condizionamenti esterni, ha coinciso quasi perfettamente con la durata del giorno di Marte e cioè 24 ore e 37 minuti. Il genere umano, disadattato, con ovvia conseguenza tratta la Terra non come madre, ma come matrigna, mostrando tutto il suo disprezzo per l’ambiente in cui vive. Passiamo poi ai “vari volti scolpiti o disegnati sulla superficie e noto che, se da un lato qualche volta l’autore si lascia un po’ prendere la mano, altre volte l’evidenza dell’artificialità è sconcertante. Mi vengono in mente stranezze terrestri, come le linee di Nazca, con estensioni delle figure anche qui enormi. Ma, mi manca letteralmente il fiato e il mio cuore batte più forte quando guardo la Fig. 76 (a pag. 86 del testo in oggetto): si, ho detto solo “guardo” e non “osservo”. Vedere la foto del pianeta Marte, quell’intrigo di luminosità, quel labirinto di luci, mi affascina in una maniera indescrivibile e mi lascia letteralmente stupefatto. Sono probabilmente i giganteschi tubi, troppo sospetti per essere naturali che, illuminati di notte, si vedono in superficie: il ragionamento quadra alla perfezione. Ma c’è sempre una spiegazione ufficiale pronta per tutte le occasioni. La luminescenza, dicono gli scettici citati da Piccaluga, è frutto di aurore boreali... equatoriali. A pagina 111 dell’opera, l’Autore scrive una frase, che racchiude un concetto che riassume tutto il modo di pensare degli appassionati più avveduti ed equilibrati e che dovrebbe pervadere ogni moderno scienziato:”... se vogliamo trovare delle soluzioni a questi enigmi non possiamo partire con la mente ingombra di preconcetti e dobbiamo considerare tutte le eventualità, salvo scartarle a fronte di possibili prove contrarie. O confermarle, qualora le evidenze lo esigano”. Ma, le prove contrarie latitano. A pagina 117 dell’opera mi imbatto nell’immagine di figura 96: è un volto impressionante. Marte è proprio il pianeta dei volti e questo si trova nella regione di Hydraothes Chaos, a cavallo dell’equatore fra 323 e 328 gradi: una regione probabilmente straordinaria, le cui immagini furono subito secretate. Né tutte le immagini scattate sono mai state mostrate ai ricercatori nonostante le insistenze. Come al solito, a negare tutte le evidenze delle probabili città sotterranee riprese agli infrarossi dalle sonde Phobos 2, Viking 1 e Mariner 9 ci ha pensato la Mars Express: infatti nelle nuove foto sono letteralmente spariti tutti i particolari rilevati da Gianni Viola in precedenza nel suo libro “La civiltà di Marte”. Incredibilmente con le recenti e si presume più tecnologicamente avanzate sonde spaziali i particolari, anziché risaltare vengono appiattiti, ottenendo stranamente immagini di qualità inferiore. La vicenda del famosissimo “Volto su Marte”, “aggiustato”(si fa per dire) dalle immagini della sonda MSG costituisce il paradigma emblematico. Oltre alle città, scompaiono d’incanto anche i volti scolpiti o disegnati sul rosso pianeta e molto spesso di probabile origine non naturale, attesa la loro vicinanza a siti ricchi di apparenti costruzioni parimenti artificiali: ma bisogna tacere, come imposto dalle direttive Brooking Institution fin dal lontano 1969. E poi, dopo il licenziamento di un loro collega che aveva parlato troppo, i ricercatori dell’ESA si guardano bene dal profferire parola. Gli enti spaziali non sono nuovi a simili iniziative. Si può citare il caso di Clark McClelland, il tecnico alle dipendenze della NASA che, agli inizi degli anni novanta, fu licenziato a causa di scoperte probabilmente di importanza eccezionale (vedi l’articolo su i “Misteri di Hera” n. 14 di Agosto-Settembre 2006).  Figura 6 Figuriamoci se poi qualche scienziato “ufficiale” ammetterebbe mai le strutture, molto probabilmente artifi- ciali scovate dall’ing. Piccaluga: una piramide (una delle tante) di diverse centinaia si metri di altezza; delle probabili, altrettanto gigantesche, aperture per filtrare l’atmosfera in una congrua quantità per le necessità di possibili abitanti stanziati alle pendici del monte Olimpo, infine dei muri di una certa lunghezza (vedi fig. 174 di Ossimoro Marte) in linea retta come ad angolo retto sono i proseguimenti in altre direzioni. Mi è capitato di leggere, sul sito pianetamarte. net, che le linee rette hanno la stessa probabilità di formarsi di quelle curve o irregolari. Attenzione, il ragionamento può valere quando non vi è una grande concentrazione di tali “anomalie”, non quando in pochissimo spazio se ne vede una quantità impressionante. Lo ripeto ancora una volta, e questo vale sia per il sito citato che per gli “skeptiks” (i miscredenti irriducibili): tutti devono dimostrare le loro affermazioni con paragoni riferiti alla Terra di strutture naturali analoghe, anche tenendo conto delle peculiarità del pianeta Marte. La natura non sceglie dove essere più fantasiosa e dove meno. Al riguardo non sono fiducioso sulle probabilità di riuscita dell’impresa. Qui potrei avanzare un’ipotesi. Anche sulla Terra esistono delle artefatti giganteschi che parimenti mettono in crisi l’archeologia accademica. Siccome molti indizi, compreso la cosiddetta “mitologia” discorrono di antichi esseri giganteschi, allora è chiaro che le proporzioni tornano. Forse, la stessa civiltà, considerate anche caratteristiche comuni degli artefatti, si è evoluta sul Pianeta Azzurro e sul Pianeta Rosso. Troppe le coincidenze per essere dovute solo al caso. Contro l’origine artificiale e quindi intelligente delle mura, delle strutture tubolari e dei volti, depongono proprio le loro gigantesche proporzioni, per cui è gioco facile degli scettici sostenere che è tutto opera della natura. Chi vuoi che abbia costruito mura o tubi delle proporzioni di centinaia di metri? Sempre ragionando da “terrestri”, gli scettici dicono che non avrebbe alcun senso costruire simili strutture. Se un extraterrestre guardasse però le linee di Nazca, la grande muraglia cinese, i giganteschi Budda Afgani o le gigantesche statue dell’isola di Pasqua dallo spazio, probabilmente si porrebbe la stessa domanda. Continuo a leggere l’Opera e mi imbatto di nuovo nei volti. Questa volta addirittura, nella figura 135, ve ne sono quattro in una sola immagine e che solo un occhio molto attento ha potuto notare: a mio avviso, per avere un incastro simile è entrata in gioco un’intelligenza non comune che forse ha voluto esprimere qualche messaggio. Ad esempio impressionante è l’immagine di figura 130 (Fig. 6) con le rappresentazioni del dio Eolo (Fig. 7) : d’accordo, occorreva un’immagine dall’alto e da diversa angolazione di Eolo marziano... ma non si può avere tutto. Pure interessante è uno dei volti che compare nella figura 135, di cui si è discorso poc’anzi, e precisamente il volto di un uomo incappucciato, rassomigliante in modo impressionante al... Savonarola. Questo sì che è un caso! A questo punto sono stupefatto e non so più cosa pensare. Può anche essere tutta una questione di pareidolia e che tutto sia il frutto di interpretazioni del nostro cervello: ma, basta solo citare il volto del fanciullo di cui sopra; la ziqqurat sumera scovata dall’ing. Piccaluga su Marte e le più che sospette linee rette di diverse mura per capire che già solo per questo vale la pena di leggere questo bellissimo libro. Siamo in presenza di immagini molto spesso ad alta risoluzione, “dadi e bulloni”, per dirla in termini ufologici. E non condivido le dissonanze provenienti dal sito pianetamarte.net, davvero immeritate. E ciò è incredibile, pur nel pieno rispetto di siffatto sito, composto, a mio parere di profano, di gente preparata e competente. Però, non si può proporre il solito refrain della metodologia, degli scavi sul campo ecc. e ritenersi centro di riferimento di ogni risposta al fine di essere depositari della verità assoluta: così procedendo si fa il gioco della scienza ufficiale. Anzi, si finisce con l’essere scienza ufficiale, che nega tutto quello che non riesce a spiegare e che non rientra nei consueti canoni prestabiliti e validi a priori. Le persone più possibiliste, ma non credulone ripeto, si pongono la legittima domanda: perché, ad esempio la NASA, pur in possesso di tecnologie di derivazione militare, capaci di performance fotografiche pari a meno di un metro per pixel come le apparecchiature installate sulla MRO, non dirime i dubbi con queste immagini di altissima precisione? Così facendo, come detto in un mio precedente articolo “Uno falso, tutti falsi ?” si blocca la ricerca. Pianetamarte.net, sito che si mostra abbastanza scettico in merito ai volti, discorre di pareidolia ed afferma: perché mai una ipotetica civiltà avrebbe scolpito una tale quantità di volti? Ed a sostegno di tale tesi fa vedere una serie di volti o presunti tali che si trovano anche sulla Terra. La risposta, a mio avviso, è semplice. Questi ignoti esseri potrebbero aver disegnato o scolpito tali volti per un tipo di logica che, con i dovuti rapporti e differenze, spinge questi stessi o altri esseri a disegnare i cerchi nel grano o gli animali e le linee di Nazca. Il paragone potrebbe sembrare eccessivo a prima vista, ma così non è. Cosa vieta di pensare che tali E.T., con la loro probabilmente immensa tecnologia, per la loro cultura, tradizione, perché no religione, abbiano scelto di proposito di scolpire tali volti sul suolo marziano? Nelle materie di frontiera non sempre la logica si afferra, specie quando è extraterrestre. Insegna il furoreggiare nei cieli del Messico e non solo, del fenomeno degli Ebanis, qualcosa di assolutamente straordinario e per adesso inspiegabile. Mi spieghino gli scettici il comportamento di tali velivoli secondo logica.  Figura 8 Tornando ai volti, a sostegno della tesi dal sottoscritto qui sostenuta depone in tutti questi casi la dimensione delle immagini sempre enormi. Ancora una volta si nota come per questa ipotetica civiltà le dimensioni non contino. Ma il punto decisivo, a mio avviso, a favore della tesi dell’ing. Piccaluga è il fatto che i volti proposti da pianetamarte.net non sono nemmeno alla lontana paragonabili a quelli di Marte. Infatti, vengono mostrate delle fotografie di un orsacchiotto (Fig. 8) o un volto umano formato da nuvole o da fumo. Parafrasando i dubbi del sito in oggetto, devo rilevare che in merito alla questione della provenienza delle foto mostrate dal sito stesso dobbiamo compiere un atto di fede: ad esempio la perfetta fisionomia dell’orsacchiotto formato di nuvole è un po’ sospetta. Inoltre, una cosa è comprare un milione di biglietti della lotteria per vincere, altro è averne a disposizione solo uno. Con ciò voglio dire che le nuvole variano dimensione e forma in continuazione, specie quando c’è vento. È chiaro che le probabilità di formazione di figure antropomorfe aumentano esponenzialmente e a dismisura, mentre per quanto riguarda la materia solida sicuramente le probabilità sono infi- nitamente minori. Se mi permettete, una cosa è osservare delle fugaci figure formate da nuvole, di chiara ed indiscussa origine naturale altro è vedere e constatare dei volti perfetti tipo quello della fanciulla o tre o quattro volti perfettamente incastonati l’uno con l’altro (Ossimoro Marte Fig. 134-5-6-7-8-9) che lasciano seri dubbi su una presunta opera della natura. Anzi, le rocce portate quale termine di paragone da pianetamarte. it per perorare la propria tesi sono molto grezze. Dov’è la ricchezza di particolari delle figure proposte in Ossimoro Marte? Dov’è la complessità dei volti Marziani? Dove sono le comparazioni ad esempio con gli enormi hangar di figura 146, che detto per inciso stonano del tutto con il paesaggio circostante? Perché questa mania di smontare ogni possibile traccia di vita intelligente su Marte? Non è stato trovato sulla Terra uno, dico un solo volto che si accostasse nemmeno lontanamente a quello denominato “King Face” sopra vista. Addirittura ridicole sono le figure (Fig. 9 e Fig. 10) che il sito in questione paragona con molta fantasia, ad un elefante e ad un orso. Sempre dal sito citato, l’articolo di cui stiamo parlando “La pareidolia e le illusioni mentali” è di una sicumera sconcertante.  Figura 9
 Figura 10 Mentre l’ing. Piccaluga, usa sempre o quasi sempre il condizionale e lascia continuamente spazio a qualche dubbio per ovvie ragioni di prudenza, pianetamarte.net oltre a fare il gioco degli “skeptiks”, ritiene di essere la “Bibbia” dell’archeologia spaziale con un atteggiamento perfettamente in linea con la scienza ufficiale. Il vero scienziato, in questo contesto, è colui che non si pone mai con atteggiamenti dogmatici. Si legge ancora, sul sito, in un modo acritico e fideistico, che tutto è frutto del caso, comprese le linee perfettamente ortogonali, i volti incastonati gli uni sugli altri, le strutture cubiformi. Come illustrato efficacemente nel libro, un volto solo nulla dice (eppure, si guardi ancora la King Face). Però, si è trascurato il piccolo particolare per cui nella stessa zona (e non solo) esistono tanti volti con caratteristiche a dir poco sconcertanti, tante mura perfettamente ortogonali che si ripetono in maniera impressionante come in figura 176, la struttura stessa degli enormi tubi guarda caso situati nella stessa zona della King Face. Addirittura queste enormi strutture tubolari, ad intervalli regolari sono sostenute da potenti nervature e che potrebbero contenere al loro interno addirittura delle città, ipotesi senz’altro plausibile per la presenza di sottoprodotti quali metano e formaldeide, forse dovuti all’attività che si svolge in queste stesse città. |