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A/H1N1 - Inganno globale? PDF Stampa E-mail

A/H1N1- INGANNO GLOBALE?
Virus e influenza mediatica: chi uccide di più?


Tratto da Area di Confine 50 – Novembre 2009

di Roberto La Paglia

Italia: alcune persone rientrano da un viaggio a Londra manifestando sintomi influenzali. Ricordando che proprio in Inghilterra, alcune settimane prima, si era registrato un picco di contagio, si recano subito al più vicino pronto soccorso.


Premesso che in Italia la notizia si era già diffusa, e che il famigerato virus H1n1 non era certo uno sconosciuto per le strutture sanitarie, il minimo che ci si sarebbe aspettato era di essere sottoposti ad un test.
Dopo aver esposto i fatti, invece, questa è stata la risposta: il test viene effettuato soltanto a pazienti che, manifestando i sintomi, non si sono mai allontanati dall’Italia. Chi proviene dall’estero non può essere sottoposto a test!
In questo caso specifico non è accaduto nulla di allarmante, si trattava di un classico, banale, colpo di freddo, ma viene da chiedersi cosa stia realmente accadendo e quali sottili manovre si celano dietro un evento che si profila come un grosso business e non certo come una catastrofica e apocalittica calamità.

 Una interessante dichiarazione resa dal farmacologo Silvio Garattini, può forse aiutarci ad avere una visione globale del problema “se il virus A/H1N1 non muterà, ovvero non acquisirà una maggiore virulenza rispetto a quella attuale, la vaccinazione di massa annunciata dal governo italiano, e da quelli di molti altri paesi, non sarà assolutamente necessaria”.
A questo primo grido di allarme se ne sono aggiunti molti altri, provenienti da illustri personaggi della medicina e della scienza, oltre che la voce di numerosi ricercatori. Nonostante questo, la corsa al vaccino non si placa e con essa la sfida dei vari colossi farmaceutici impegnati nella produzione.
Continuiamo a citare la dichiarazione di Garattini: “…si celano enormi interessi economici…Al momento, certamente, c’è una grande pressione da parte delle industrie che da tale corsa trarranno molte risorse economiche".
Ma se il virus realmente mutasse, quali garanzie esistono che il vaccino possa funzionare realmente?


Schema Flu Virus

In realtà non esiste risposta a questo quesito, ma l’attenzione generale, veicolata da stampa e media, preferisce soffermarsi sulle ipotesi allarmistiche, le stesse che contribuiscono a fare il gioco delle case farmaceutiche e che, allo stesso tempo, contribuiscono a far dimenticare le altre emergenze sanitarie in atto.
L’unico dato certo è che il contagio da virus A/H1N1, malgrado sia in crescita, resta in ogni caso inferiore a quello che normalmente si registra per una comune influenza stagionale. Allora, cosa sta accadendo esattamente?
Proviamo ad analizzare singolarmente i dati a nostra disposizione. Le conclusioni finali saranno di certo molto più allarmanti che non le notizie diffuse dagli organi governativi.
Per venire a capo della questione dobbiamo partire da molto lontano, un percorso obbligato per conoscere e capire cosa sia realmente il virus H1N1. Nel 1951 una missione composta da biologi specialisti americani partì alla volta dell’Alaska; loro compito era quello di estrarre materiale genetico dell’influenza spagnola dai resti sepolti nel cimitero di Inupiat Eskimo, nei pressi di Brevig Mission. L’influenza spagnola, come molti ricorderanno, fu una vera e propria pandemia, responsabile di circa 50 milioni di decessi in tutto il mondo in un periodo di tempo tra il 1918 e il 1919.


Il sito di Beving Mission

Quello che invece, probabilmente, molti non conoscono, è il contenuto di due libri scritti ben 25 anni fa da Elianor McBean, “Vaccination Condemned” e “The Poisoned Needle” (L’ago avvelenato), nei quali l’autrice, testimone oculare della pandemia, punta il dito contro i vaccini e li indica come principali responsabili di quella catastrofe sanitaria. La Spagnola, sempre secondo l’autrice, aveva le stesse caratteristiche di tutte quelle malattie contro le quali era stato creato il vaccino alla fine della Prima Guerra Mondiale; il risultato fu, statisticamente, che la stragrande maggioranza dei decessi riguardò soltanto persone già vaccinate in precedenza. Prima di continuare la nostra storia del virus H1N1, scorriamo un breve sunto di questa sconvolgente testimonianza: “…mentre i medici ortodossi e gli ospedali stavano perdendo il 33% dei ricoverati, altri ospedali che seguivano terapie naturali, come Battle Creek, Kellogg e Macfadden stavano ottenendo quasi il 100% di guarigioni, usando terapie come la cura delle acque, il lavaggio del colon e diete che usavano cibi naturali…la malattia colpiva sette volte di più i soldati vaccinati che i civili non vaccinati, e le malattie per le quali morivano erano quelle per le quali erano stati vaccinati!”.

 Tra queste righe si cela una delle verità che tenteremo di portare alla luce, forse meno pesante di quella del 1918, ma che lascia di certo un ragionevole dubbio sui rapporti tra i sistemi di potere finanziario, i governi, e coloro che, fiduciosamente, mettono nelle loro mani la propria salute.
Riprendiamo adesso la nostra storia: la missione del 1951 si rivelò un completo disastro; lo stesso accadde per una successiva spedizione, e non fu possibile parlare di pieno successo operativo se non prima del 1977.
Proprio in quell’anno, il professor Johan Hultin, dell’Università statale dello Iowa, riuscì ad estrarre del materiale genetico dal cadavere di una donna di circa 30 anni deceduta di Spagnola nel 1918.
Un successivo finanziamento da parte del governo degli Stati Uniti, permise di ricreare il virus in laboratorio; l’esperimento venne condotto presso l’Istituto di Patologia delle Forze Armate di Rockville, nel Maryland.
Rincuorati dal buon esito del tentativo, le spedizioni per la ricerca di altro materiale da fornire al laboratorio ripresero con maggior vigore, focalizzando l’attenzione sul Circolo Polare Artico.
Possibile immaginare un legame tra questi esperimenti e l’attuale H1N1?
Non abbiamo prove a sufficienza per supportare questa tesi; è comunque vero che alcune “incongruenze” rilevate dagli scienziati, oltre la storia delle varie vaccinazioni “facili” che leggeremo in seguito, lasciano molti dubbi irrisolti.
Il fatto, ad esempio, che questo virus non rispetti la normale sequenza (mutazione rapida all’inizio, rallentamento della mutazione e arresto), lascia molto perplessi. L’H1N1 non mostra ad oggi alcun cenno di rallentamento rispetto al suo ritmo di mutazione, una condizione che, a detta di molti biologi e ricercatori, non accade in natura. A meno che non ci si trovi in presenza di un prodotto sintetico.
Non ci si spiega neanche per quale motivo la CIA partecipò attivamente alle ricerche del 1977, e ci si domanda se il virus estratto in quel frangente non fosse in realtà proprio l’H1N1, così come non ci si spiega come mai il virus H5N1 che colpì l’Asia nel 2006 presentasse mutazioni genetiche proprie di quello del 1918.


H1N1 al microscopio

Vaccinazioni “facili”

Febbraio 1976: David Lewis, 19 anni, lamenta con il proprio istruttore una estrema sensazione di affaticamento e debolezza; morirà nel giro di 24 ore ucciso, come afferma l’autopsia, da influenza suina.
Successivamente, molti soldati vengono ricoverati in ospedale con gli stessi sintomi. Si tratta di più di 500 uomini che sono stati infettati pur senza ammalarsi, e il governo americano lancia un grido d’allarme: il Presidente Ford decide per un vaccino antinfluenzale al quale tutti dovranno sottoporsi.
Il progetto viene interamente svolto nell’ottobre del 1976; circa 40 milioni di persone vengono vaccinate, non viene registrata alcuna pandemia, ma le relazioni settimanali iniziano a registrare crescenti casi di pazienti che sviluppano la sindrome di Guillain Barrè, una polineuropatia infiammatoria che si manifesta con la paralisi progressiva degli arti.
Proprio a questo riguardo, è doveroso sottolineare che recentemente (fonte Accademia Americana di Neurologia Congresso annuale 2009), si è accennato al fatto che “…esiste una chiara evidenza di un’aumentata incidenza di sindrome di Guillain-Barré nelle prime 6 settimane (soprattutto nelle prime 2) dopo vaccinazione con Gardasil, un vaccino contro quattro sierotipi del papillomavirus (HPV )”.
Ma ritorniamo al 1976. Passati due mesi, circa 500 persone vengono colpite da Guillain Barré; nel dicembre del 1976 la vaccinazione viene sospesa.
Una situazione ancora più complessa si registra, invece, nell’ottobre del 2005; il Tamiflu viene infatti indicato come il migliore, se non l’unico, rimedio antinfluenzale. Questo prodotto è marchiato Biotech, e stranamente chi ne appoggia la diffusione è il segretario alla Difesa ed ex presidente del comitato per i trattamenti antinfluenzali, Donald Rumsfeld, presidente della società Gilead Sciences che incorpora la Biotech california, che a sua volta possiede i diritti sul Tamiflu!
Secondo la CNN News. Rumsfeld detiene una quota Gilead che si aggira tra 5 e 25 milioni di dollari, un investimento di certo molto oculato, forse troppo.


La simpatica vignetta apparsa su www.stampalibera.com

Uno strano comunicato

Nel mese di Marzo del 2009, la Sanofi Aventis rende ufficiale un comunicato stampa, pubblicandolo tra l’altro sul sito web della società. In buona sostanza si annuncia l’avvenuta firma di un contratto con le autorità messicane; oggetto della transazione è la costruzione di una fabbrica che permetta la produzione di un vaccino contro l’influenza. Investimento totale dell’operazione: 100 milioni di dollari.
Leggiamo insieme alcuni “illuminanti” brani riportati nel documento: “…con la costruzione di questo impianto, Sanofi-Aventis è orgogliosa di contribuire al rafforzamento delle infrastrutture sanitarie del Messico, e desideriamo sottolineare l'impegno esemplare per la salute pubblica di questo paese, attraverso il suo programma di vaccinazione contro l'influenza e di preparazione alla pandemia”.

Stranamente (ancora una volta questo termine è d’obbligo), il 24 aprile 2009 l’OMS dirama un comunicato ufficiale, informando che sono stati registrati ben 943 casi di febbre suina; il 4 maggio si inizia già a parlare di pandemia.
Quasi miracolosamente saltano fuori migliaia di scatole di Tamiflu, molte delle quali, secondo la testata France Info, si trovano li, sul territorio, quasi sapessero ciò che stava per accadere.
In questa confusione di coincidenze, date che si rincorrono e avvenimenti troppo vicini per essere soltanto strani scherzi del destino, rimane poi da registrare l’acquisizione da parte di Sanofi (avvenuta il 2 aprile 2009) del maggior produttore di farmaci generici messicano, il Laboratorios Kendrik.
Questo affare ha consentito alla distributrice del Tamiflu di controllare circa il 15% dell’intero mercato dei farmaci generici messicani. Da ricordare infine che questa stessa ditta risulta essere quella che più di tutte ha guadagnato in conseguenza dell’epidemia di aviaria, ricevendo anche dal governo americano una richiesta di vaccini dal valore di 192,5 milioni di dollari.

Una voce solitaria

 Chi pensa che le voci di dissenso siano poche e così poco competenti da non giustificare un motivato allarmismo, dovrebbe forse seguire più da vicino la vicenda di Jane Burgermeister, riportata tra l’altro da organi di stampa quali Bnotizie (www.bnotizie.com) e l’italiano Avvenire.
La giornalista austriaca ha infatti denunciato pubblicamente l'OMS e le Nazioni Unite in merito alla diffusione del virus AH1N1 e al rilascio del relativo vaccino, chiedendosi, tra l’altro, quale fosse lo scopo della presenza del Cancelliere austriaco alla riunione del Gruppo Bilderberg (associazione già nota a coloro che si occupano di Nuovo Ordine Mondiale), tenutasi ad Atene.
Per quale motivo l’OMS si rifiuta di rendere noto il verbale di una riunione decisiva, durante la quale si registrava una notevole presenza di membri della Baxter, della Novartis e della Sanofi?
Perché la stessa OMS si rifiuta di ammettere che, proprio durante quella riunione, le già citate case farmaceutiche raccomandavano “caldamente” l’obbligo della vaccinazione contro il virus artificiale dell’ “influenza suina” H1N1 negli USA, in Europa e in altri paesi per il prossimo autunno?
Su questi temi si incentra la campagna di informazione e denuncia promossa da Jane Burgermeister, una lotta basata su avvenimenti realmente accaduti, poiché la famosa riunione non è il il solito frutto della fantasia dei complottisti ma si tenne realmente il 7 luglio del 2009. In quella riunione si formularono le linee guida adottate dall’OMS, che hanno carattere vincolante su ben 194 paesi.
In poche parole, l’OMS ha il potere di costringere chiunque (nei 194 paesi aderenti), a farsi vaccinare obbligatoriamente, con le ricadute economiche (per i produttori di vaccino) che tutti possiamo ben immaginare.
Ancora una volta le coincidenze tornano a farsi sospette: l’OMS è un’agenzia dell’ONU con un ruolo chiave nelle attività dei laboratori e delle società produttrici di vaccini. La stessa OMS fornisce gli agenti patogeni bioingegnerizzati a società come la Baxter in Austria. La Baxter è ipoteticamente in grado di usare quei virus per contaminare deliberatamente i materiali vaccinici.
Ma questa sequenza non è ancora finita: la Baxter, strettamente collegata all’OMS, raccomanda l’obbligatorietà della vaccinazione. Nel frattempo, l’Organizzazione Mondiale per la Sanità stipula contratti vantaggiosi con la Baxter, la Novartis, la Sanofi, e altre società, per la fornitura di tali vaccini.
Ancora dubbi, sospetti, domande inevase; è stato recentemente dichiarato da un gruppo di esperti che le migliori protezioni contro il virus H1N1, almeno per il momento, sono l’argento colloidale e alcune vitamine per rinforzare il sistema immunitario, oltre le mascherine ed altre misure simili. Per quale motivo nessuno dei governi nel Nordamerica o in Europa ha fatto scorte di argento colloidale?

Fine prima parte

 
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