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Friday 18 June 2010

Ossimoro Marte best-seller
III parte


Tratto da Area di Confine 56 – Maggio 2010

di Angelo Carannante

 "Ossimoro Marte è un libro razionale, quindi affidabile. Non sempre affidabili, forse, sono gli enti spaziali. Il grande merito del best seller è quello di averci svelato probabilmente alcuni dei tanti gioielli di un tesoro “privato” fatto di manufatti, piramidi, opere d’arte, capolavori urbanistici, custodito gelosamente dagli Enti Spaziali. Non è giusto che l’Umanità sia tenuta all’oscuro di scoperte così importanti. Il libro è impreziosito da una miriade di bellissime foto: è un controsenso, nella moderna civiltà dell’immagine, negare la realtà che si apre sotto i nostri occhi con foto ad alta risoluzione. L’ing. Ennio Piccaluga ha finalmente squarciato un velo, mettendo a tacere gli scettici e le relative, assurde affermazioni su pareidolia, giochi di luci ed ombre, strane coincidenze e “casi”. Le immagini proposte in Ossimoro Marte valgono più di un milione di parole perché parlano da sole. Sono troppe le “casualità” per essere dovute solo al caso. In questo saggio ho ritrovato i miei sogni trasformati in realtà, le prove di civiltà fuori dalla Terra che cercavo da una vita e che ora vedo proprio li: posso toccarle con mano, tanto sono evidenti. Sembra quasi un libro di fantascienza. Ma è proprio vero, su Marte c’è o c’è stata vita intelligente. Ora lo sappiamo."

Questa mia recensione fatta per Ossimoro Marte, sul sito de “Il giardino dei libri” mi sembra il miglior modo per iniziare questo articolo che rappresenta l’ideale proseguimento dei primi due scritti pubblicati sulle pagine di questa rivista, nei mesi di Ottobre e Novembre 2009. Ho dovuto e voluto proseguire l’avventura relativa al Pianeta

Rosso perché siamo al cospetto di un corpo celeste straordinario e assolutamente affascinante. Più lo conosco e più voglio essere risucchiato nelle sue tempeste, nei suoi volti, nelle sue piramidi per vedere cosa contengono, nella ziqqurat della Valles Marineris per contemplarla palmo a palmo, nei suoi tubi per percorrerli ammirandone la supertecnologia, nelle città, negli hangar, nelle miniere. Sembrava un pianeta morto, ma non lo è.
Ci riproponiamo, con un processo di terraforming, di “resuscitarlo”; però prendendo a riferimento il nostro modo di concepire la vita così come la conosciamo.  Bisogna vedere però se qualcuno ce lo permetterà.
“All’inizio della primavera, quando le calotte polari cominciano a sciogliersi, ai loro margini compare un oscuramento diffuso della superficie, che poi gradatamente si allontana spostandosi verso l’equatore e attraversandolo con una striscia netta che crea un forte contrasto, infine si dissolve all’emisfero opposto. Le onde, una in ciascun emisfero, viaggiano a una velocità apparente di 35 chilometri al giorno” (citazione tratta da “L’enigma di Marte” di Graham Hancock, Roberto Bauval e John Grisby). Semplicemente fantastico. Solo per questo fenomeno varrebbe la pena di piantarvi già tra un minuto la bandiera dell’Umanità. Gli affascinanti film “Il Pianeta Rosso” e “Mission to Mars” probabilmente ci dicono solo di una minima parte dei tesori inestimabili che lassù un domani troveremo, sempre che gli enti spaziali non li tengano solo per sé. Ogni particolare, ogni manifestazione, ogni più piccola ed all’apparenza insigni- ficante osservazione riserva sempre delle straordinarie ovvietà. Si ricomincia quindi con la solita, infinita e seducente querelle su questo straordinario fratello della Terra. Ma abbandoniamo questa “vena poetica” e affrontiamo il tema in termini più scientifici. Trovo affascinante approfondire ancora di più l’enigma Marte e attestare il valore di un’opera come Ossimoro Marte, che a parer mio doveva avere molto più risalto di quello pur notevole che ha già meritato. Dico questo in quanto il best seller non è stato scritto da uno sprovveduto o da un dilettante, ma da un vero professionista che, proprio perché ingegnere, è necessariamente una persona ben piantata con i piedi per terra. Tale affermazione è confermata dal taglio di Area di Confine, rivista improntata ad una certa razionalità, pur trattando argomenti posti, appunto, sulla linea di confine tra il conosciuto e l’ignoto, tra l’ovvio e l’inspiegabile, tra scienza e fantascienza, confermata dagli editoriali e dalle risposte che il direttore dà ai lettori nell’angolo a loro riservato. Siccome voglio attenermi ad argomenti concreti, cito la lettera inviata da un appassionato, pubblicata sul numero di Aprile 2009 della rivista. Il lettore discorre di extraterrestri quali Pleiadiani, Grigi ed altre razze, buone e cattive, in un modo che presupporrebbe l’acclarato accertamento della loro presenza sulla Terra, quasi che già vi fosse stato un contatto ufficiale con l’Umanità.
Piccaluga gli risponde letteralmente:
… Mi permetta però di invitarla ad essere più cauto nei convincimenti e a considerare che nel campo ufologico le illazioni sono tante e le verità conclamate sono ben poche… e prima di trarre conclusioni, ci pensi bene: degli E.T. provenienti da Sirio, Alpha Centauri, Andromeda, le Pleiadi e Zeta Reticuli non sappiamo praticamente niente…”.
La qualcosa costituisce un esempio paradigmatico di pragmatismo, pur nella specificità e peculiarità delle materie trattate. Fatta questa premessa, passiamo a Marte.  Anzi … parliamo prima un attimo di un altro pianeta. La sonda statunitense Magellano (fig.2-3) nel 1996 ha mandato in regalo alla Terra delle immagini di Venere di buona risoluzione che fanno sorgere molte perplessità sulla attendibilità delle comunicazioni degli enti spaziali e sui veri scopi della esplorazione cosmica. Si notano delle formazioni molto sospette dall’apparenza artificiale (fig.4) che Matteo Agosti (fig.5) ha messo in luce anche dalle pagine di questa rivista nel numero 37 di Ottobre di 2008 (fig. 6 e 7). Poi però, preso dalla foga, a mio avviso si lascia trasportare dalla fantasia su alcune presunte anomalie, anche se alcune di esse, in ultima analisi, potrebbero essere reali. In effetti le immagini non sono molto chiare, per cui bisogna prendere atto che delle volte abbiamo a che fare con elementi meramente indiziari e nulla di più. Naturalmente nessuno dei responsabili della missione, almeno ufficialmente si è minimamente preoccupato di dare qualche spiegazione, nonostante che alcune immagini siano quantomeno “strane”. Ma se non lo fanno per le nitide immagini di Marte, perché mai poi dovrebbero prendere posizione per Venere? Guardare la figura 8, tratta da youtube all’indirizzo
http://www. youtube.com/watch?v=WjcitHCv5G4
per rendersi conto che la questione meriterebbe di essere quantomeno chiarita: si vede quello che sembrerebbe, il condizionale è doveroso, qualcosa di molto strano. Di missioni su Venere ve ne saranno altre ma, conoscendo la riluttanza della NASA e dell’ESA, credo che ci sia da aspettarsi poco: allora rimane solo da sperare in qualche loro “distrazione” e trovare altre conferme alle scoperte fatte fin’ora. L’incoraggiamento viene dalla ovvia constatazione che manipolare o controllare la grande quantità di immagini che pervengo a terra è arduo.
Se la televisione però continua con la sua opera di sottile dissuasione e convincimento nel non vedere le realtà dei pianeti allora siamo messi proprio male. Sintomatica è una frase ricorrente che sento spesso tra i conduttori di trasmissioni “di frontiera”. Spesso si sente, a proposito di strutture artificiali, declamare il seguente paradigma:
Per gli scienziati si tratta di strutture assolutamente naturali, per gli altri di costruzioni artificiali”. Se notiamo, una tale affermazione lascia intravedere la forte avversione verso le voci che sono stonate rispetto al loro coro. Perché quelli che sostengono che su alcuni pianeti del sistema solare non esistono formazioni che non siano naturali vengono chiamati scienziati e viceversa quelli che affermano l’opposto vengono definiti quasi con disprezzo “gli altri”? Poi però, la mia mente vola a pensieri che mi tormentano. Il mio cervello e la mia anima insistentemente vogliono esprimersi.
Accontentiamoli.



Figura 4



Figura 6



Figura 7

Ma benedetti conduttori televisivi, amici della carta stampata, presentatori di talk-show, per quale motivo vi ostinate a citare “siti” del sistema solare quali Venere, Lune di pianeti lontani, quando sapete benissimo che Ossimoro Marte vi ha deliziato gli occhi con una realtà del suolo marziano a dir poco sconvolgente (fig. 9, tre piramidi nello stesso rapporto dimensionale della piana di Giza)? Forse anche questa è disinformazione?
Giusto: ad esempio su Venere vi sono pressioni di quasi cento atmosfere e temperature intorno ai 400 gradi che sembrerebbero escludere qualsiasi possibilità di ambiente adatto ala vita. È ovvio che la sola conclusione possibile per i nostri standard umani è che il tutto sia un grosso abbaglio. E così, inevitabilmente,come un effetto domino, la stessa considerazione si estende per inerzia anche ad anomalie di altri pianeti quale appunto Marte, che è un pianeta del tutto diverso da Venere e molto rassomigliante alla Terra. Venere è un pianeta dove imperversano nuvole velenose 24 ore su 24 , tutto l’anno. L’inclinazione dell’asse di Marte è quasi identica a quello terrestre, idem per la velocità di rotazione, non costituisce una sfera perfetta essendo leggermente schiacciato ai poli, si alternano le 4 stagioni, è soggetto alla precessione (oscillazione assiale ciclica), c’è acqua, recentemente si è scoperto che nevica, vi sono le calotte polari ghiacciate, tempeste di polvere, montagne, deserti e, con molta probabilità, un tempo il pianeta era del tutto simile alla Terra. A parere del sottoscritto la vita sul Pianeta Rosso esiste ed addirittura potrebbe trattarsi forse di vita intelligente. Il lettore non la prenda come un’eresia. Troppe sono le cose non spiegabili su Marte, tanti i dati “strani”.



Figura 8



Figura 9

Per restare con i piedi per terra, vi sono fior di studiosi di Marte, quali Patten, Windsor, Clube e Napier, che affermano senza mezzi termini che il pianeta fu vittima di un cataclisma tra il 20000 e il 30000 a.C., una bazzecola se rapportata alla vita dei corpi celesti. Ma un vero e proprio incubo, per i poveri eventuali abitanti: la crosta terrestre slittò intorno agli strati interni, l’asse del pianeta oscillò, la sua velocità di rotazione rallentò e il campo magnetico fu disintegrato. Se ragioniamo in tali termini ecco allora che l’ipotesi di eventuali civiltà addirittura presenti sul pianeta rosso non è poi così assurda. Nulla vieta di pensare che al momento della catastrofe alcuni superstiti abbiano trovato il modo di salvarsi e di rifugiarsi, chissà, prima da qualche altra parte e poi, terminati gli eventi sconvolgenti, nel sottosuolo dove forse oggi vivono. Ad ulteriore conferma di tale teoria, proprio 17000 anni or sono, la Terra fu sconquassata da cataclismi inimmaginabili con terremoti, maremoti, eruzioni ed inondazioni forse causate dallo stesso corpo celeste che aveva travolto Marte: si pensi che il livello dei mari sulla Terra salì incredibilmente di 100 metri e questo spiega probabilmente perché sott’acqua anche a grandi profondità si trovano tante rovine di antiche città di civiltà sconosciute. I superstiti terrestri hanno mitizzato queste antiche civiltà antidiluviane, parlando di loro come di dei con poteri straordinari che sicuramente altro non erano che testimonianze di avanzata tecnologia. Miti che straordinariamente si intrecciano nelle varie culture anche se evolute in contesti e tempi del tutto diversi l’uno dall’altro. Siamo sicuri che “gli dei” non avevano nulla a che fare con il Pianeta Rosso? Fatto sta che gli antichi egizi credevano in un forte legame tra la Terra e Marte. Quello che ho appena riportato, consentitemi, pur nella tragedia di immani cataclismi è appassionante più di un romanzo. A ben vedere, il best seller diventa ancora più credibile, in quanto gli eventi catastrofici ora visti sono vicinissimi nel tempo all’età moderna. E poi Ossimoro Marte è un libro recentissimo, all’avanguardia proprio perché si avvale di immagini del pianeta Marte “di ultima generazione”, quanto di più moderno gli enti spaziali si siano lasciati sfuggire dal loro ferreo cover up. Eh sì, evidentemente è un libro scomodo. Anzi, proprio da queste pagine consiglierei l’ingegnere, se ancora non l’ha fatto, di far tradurre il best seller in inglese, perché merita di essere conosciuto in ogni parte del globo terracqueo. Ma, probabilmente non c’è bisogno nemmeno di una traduzione, tanto sono espressive ed incisive le immagini.
Stavamo parlando di conduttori televisivi. Intendiamoci, ho una grossa stima per tanti di essi che hanno indiscutibilmente contribuito e contribuiscono non poco alla divulgazione delle materie di confine che tanto amiamo noi lettori di questa affascinante rivista. Però, non si può dire solo quello che più piace e conviene, lasciando l’avventura in questo mondo affascinante delle anomalie dei pianeti a metà e non visitando il posto più fantastico nel timore che potrebbe rivelarsi una trappola per parrucconi.



Figura 10



Figura 11

La figura 10 è un’altra immagine di Marte: come ne uscirebbero gli pseudo scienziati che imperversano nel nostro Belpaese da un dibattito su queste sconcertanti evidenze (fig. 11)? Ci penso e ci ripenso e qualcosa non mi torna. Ma si! La conclusione non può essere che una. Censura. Mi risulta strano credere che trasmissioni televisive tematiche dedichino servizi ad argomenti fondati su elementi meramente indiziari e lascino da parte le vere e proprie prove di Ossimoro Marte. La razionalità tanto sbandierata dagli accademici, evidentemente irrazionalmente, non funziona sempre. Allora due sono le possibili conclusioni di cui l’una: i conduttori televisivi non hanno la minima idea di quello che c’è su Marte, evidentemente malconsigliati pure da qualcuno, perché qualche collaboratore lo devono pur avere. Le trasmissioni televisive, specie di grandi emittenti, non stanno in piedi con il lavoro di una sola persona. La seconda conclusione è, ahimè, non lo vorrei dire, ma sono obbligato a farlo, che tale atteggiamento di chiusura sia deliberato, ed allora è facile capire il perché si preferisca mostrare altre immagini più “terrestri” e quindi più tranquillizzanti e familiari come nella fig. 12 tratta dal sito www.focus.it, che lo stesso definisce “Immagine artistica di una tempesta di polvere marziana” e nella figura 13, immagine di una reale tempesta di polvere marziana ripresa dalla sonda ‘Mars Reconnaissance Orbiter’ nel dicembre 2008. Qui, in Ossimoro Marte, attesa la nitidezza delle immagini, come per la città G.V. (fig. 14), e si conferma la loro alta risoluzione, non vi possono essere giochi di luci ed ombre, illusioni o pareidolia come qualcuno ha insinuato. Ossimoro Marte è un capolavoro unico nel suo genere. Con tutto il rispetto per Matteo Agosti, e per le pur sue apprezzabili ricerche su cui sicuramente avrà lavorato molto e sodo ed aggiungo “bene”. Ossimoro Marte è più concreto, più provato delle prove stesse. L’avreste mai immaginata, fino a pochi anni or sono una città coperta dalla polvere? Pazzesco. Ed invece è stata individuata inesorabilmente e dedicata subito, non se ne poteva fare a meno, al grande Gianni Viola, vero e proprio pioniere dello studio relativo alla vita intelligente su Marte col noto libro “La civiltà di Marte”.



Figura 12

Comunque ribadisco il mio apprezzamento per Agosti e, con specifico riferimento alla trasmissione Voyager, per la sua polemica con Forgione, critiche che quest’ultimo, non me ne voglia perché nulla ho contro di lui e non ce ne sarebbe ragione, a mio avviso si è pienamente meritato, perché, nella puntata del 28/09/2009 e senza alcun contraddittorio, ha censurato le immagini proposte da Agosti per partito preso, senza addurre argomenti per supportare le sue affermazioni, che per contro il primo, sul social network Youtube ha confutato una ad una. Mi chiedo per quale motivo non sia stato invitato Agosti, la cosa più logica da fare. Forse ha rifiutato l’invito? Anzi, egli ha ricevuto man forte addirittura da alcuni recenti studi di ricercatori del Texas, i quali analizzando i dati trasmessi dalla sonda Magellano, hanno rinvenuto dello zolfo nelle nubi di Venere, forse dovuto al metabolismo di organismi viventi. Qualcuno insinua addirittura che le scoperte di Agosti confermino il testo di Adamski “A bordo dei dischi volanti”. Ma forse stiamo correndo troppo. Voglio insistere. In molte trasmissioni si dava e si dà tutt’ora, con immagini più recenti, un grande spazio alla famosa questione di Cydonia e del celeberrimo volto su Marte. Eppure le immagini della Viking non erano minimamente paragonabili a quelle proposte in Ossimoro Marte. Però, fortunatamente il tempo sta dando ragione a Piccaluga e quindi sta smentendo il noto “brocardo” di latina memoria “nemo propheta in patria”. Intendiamoci, anche le foto riprese dalla Viking avevano una accettabile risoluzione. Eppure nelle immagini di allora già sembravano esserci molte certezze. Il volto ad esempio, fu ripreso per ben due volte e precisamente con i fotogrammi 35A72 e 70A13 e giudicato artificiale da due esperti dell’informatica e dell’immagine, vale a dire rispettivamente Vincent Di Pietro e Mark Carlotto, non certo degli sprovveduti, ma in possesso entrambi di ottime referenze a conferma della loro grande competenza. Poi furono localizzate altre “anomalie” come la piramide D&M, il cosiddetto Forte e la Città. Le immagini vennero trasmesse dal modulo orbitale Viking 1, nel lontano 1976 dall’altezza di 1500 chilometri. Seguì, in data 21 Settembre 2006 la farsa messa in scena dall’ESA che rilasciò un’interessante sequenza di fotogrammi di Marte della Mars Express (vedi Area di Confine allora Area 51, n. 13 di Agosto 2006) con la più alta risoluzione mai ottenuta fino ad allora per il sito di Cydonia di 13,7 mt./pixel, tramite l’altissima qualità della strumentazione dell’ESA e della HRSC. A ben vedere la cosa rende ancora più convincente il best seller che si avvale, si ripete, di immagini ottime. Basti pensare che la risoluzione è aumentata in maniera evidente. Riporto letteralmente delle affermazioni tratte dal sito “ESA Italy Notizie Locali” rintracciabile all’indirizzo
http://www.esa.it/esaCP/SEMIC70XDYD_ Italy_0.html : “26 Agosto 2004. Prove generali di collegamenti intersatellitari su Marte: la Mars Express, infatti, ha mandato verso Terra, un’immagine presa dal rover Opportunity della NASA. È stato solo un esperimento oppure le missioni su Marte si stanno trasformando in missioni congiunte?



Figura 13

In futuro scambi di dati fra satelliti e sonde saranno certamente uno dei punti di forza dell’esplorazione del sistema solare. Ma è solo uno dei tanti esempi di collaborazione che la scienza ci ha abituato a vedere, per fortuna. In particolare, poi, la collaborazione ESA/ NASA è del tutto naturale (n.d.r.: evidentemente è proprio un termine che piace agli enti spaziali), come dimostra la missione Cassini/Huygens, in questo momento impegnata a scoprire i segreti del sistema di Saturno... Nel caso di Marte, per esempio, la Camera Stereo (HRSC) a bordo della Mars Express sta dando immagini tridimensionali a colori…le immagini ottenute dalla Camera Stereo ad alta risoluzione ... insieme alle immagini prodotte dai rover della NASA, stanno letteralmente cambiando il nostro rapporto con il Pianeta Rosso, facendocelo sentire molto più familiare... La Camera Stereo è uno strumento complesso, che acquisisce contemporaneamente 10 immagini della stessa area attraverso 10 rivelatori CCD, nella banda del visibile e dell’infrarosso. Quattro immagini sono ottenute con filtri monocromatici blu, verde, rosso e infrarosso, con i quali si ricostruisce una paletta di colori completa per la generazione dell’immagine a colori finale. Tre immagini riprendono invece la zona da punti di vista leggermente diversi, in modo da originare, una volta elaborate, un’immagine in 3D. E 2 vengono usate per studiare la superficie dal punto di vista fotometrico (riflessioni ecc.). La decima immagine è uno zoom monocromatico ad altissima risoluzione (circa 2 metri/pixel). Proseguendo come nei mesi passati, si prevede che nel corso dell’anno la Camera Stereo sarà in grado di fornire una mappa a colori tridimensionale dell’intero pianeta a una risoluzione di 10 metri/ pixel, un risultato mai ottenuto prima d’ora. Inoltre entro un anno, avremo anche una copertura ad altissima risoluz ione del’1% della superficie globale di Marte. Ma perché immagini con una risoluzione di 10 metri sono considerate buone? Le riprese aeree terrestri riportano le dita di una mano di un bambino. Non è possibile usare la stessa tecnologia su Marte? L’esplorazione dello spazio porta con sé un problema di base: è possibile andare nello spazio solo se si riesce a lasciare la Terra. Occorre vincere la forza di gravità: e per farlo bisogna viaggiare leggeri. I sistemi ottici attualmente usati per l’osservazione aerea della Terra sono troppo pesanti per essere trasportati “di peso” nello spazio. Si sta però lavorando per alleggerire sempre di più i sistemi di ripresa satellitari. Un esperimento interessante è il piccolo satellite dell’ESA Proba, che è in orbita intorno alla Terra e che ci sta dando immagini bellissime del nostro pianeta: la sua risoluzione è simile a quella della Camera Stereo di Mars Express. D’altra parte, le camere fotografiche non sono certo le uniche frecce all’arco di Mars Express…”
Allora, vediamo cosa abbiamo capito da queste notizie preziosissime dell’importantissimo sito. In primo luogo, ma scopriamo con questo l’acqua calda, esiste una stretta collaborazione tra la NASA e l’ESA, come testimoniato dalla frase “la Mars Express, infatti, ha mandato verso Terra, un’immagine presa dal rover Opportunity della NASA”, al punto che i due enti spaziali si scambiano anche le immagini e cooperano nelle missioni. Ovvio che i due modi di agire per forza di cose sono per così dire sincronizzati ed univoci verso l’esterno: media, scienziati, studiosi e quindi alla fine la gente comune. Non c’è bisogno di molta fantasia per intuire che il cover up è architettato di comune intesa. Se cover up ci deve e ssere si fa squadra. Ora però viene la parte più intrigante. In primo luogo viene dato ampio risalto all’aspetto ottico, salvo poi rinnegarlo quando fa comodo. Leggendo le parole provenienti da questo importantissimo sito, si ricava che le immagini sono ad altissima risoluzione, arrivando nientedimeno che a 10 metri…
un risultato mai ottenuto prima d’ora…”.
A questo punto si capisce perfettamente la grandezza delle scoperte dell’ingegnere, proprio leggendo della supertecnologia adoperata per le ultime missioni dei due enti spaziali verso il “sesto pianeta” (definizione sumera che indica in Marte il sesto pianeta a partire da Plutone). Parlando in termini di nitidezza delle immagini, rispetto a quelle proposte dai vari Graham Hancock, Robert Bauval e John Grisby, Richard Hoagland, si ripete, esse sono molto più evolute e di ultimissima generazione, tanto che al confronto le altre si rivelano quasi preistoriche, anche se allo stesso tempo stupefacenti e comunque l’immagine del volto di fig. 15 ripresa dalla Viking 1 nel 1976 ha una risoluzione di 47 metri/pixe e quindi del tutto rispettabile. Ecco la differenza con quelle proposte da Piccaluga: queste ultime sono reali nel vero senso della parola. Per usare un eufemismo, più reali della realtà stessa. Le immagini lasciano spazio a ben pochi dubbi. Amici scettici, mettetevi l’animo in pace. L’ HRSC era un vero e proprio gioiello supertecnologico, a prova di pareidolia, giochi di luci, ombre ed illusioni mentali. Onestamente, più di fotografare la realtà non si può.

 
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