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Vita intelligente su Marte Perchè "sì"? Perchè "no"?
Tratto da Area di Confine n° 34 - Luglio 2008
di Matteo Fagone http://www.pianetamarte.net
Alla frase “Vita intelligente su Marte” potremmo senz’altro affiancare numerosi aggettivi tra cui “affascinante”, “intrigante”, “inquietante” oppure “entusiasmante”, parole idonee a descrivere ciò che forse molti di noi proveranno nel proprio animo. Naturalmente, anche questo argomento è spinoso da gestire a differenza dell’ovvio “1+1=2”. Abbiamo dovuto operare delle scelte di base allo scopo di sviluppare il soggetto nel miglior modo possibile.
Figura 1. Marte ripreso dal Telescopio Spaziale Hubble. Una tempesta di sabbia imperversava nella zona di meridiani Planum, poco prima dell’arrivo di Spirit e Opportunity. Credits NASA Vi ricordate l’articolo apparso sul n. 30 di questa rivista “La contesa dei colori di Marte”? Un aspetto in particolare aveva fatto da tema trainante, cioè l’imprevedibile impatto psicologico sull’opinione pubblica generato da possibili nozioni e scoperte controverse. Poi c’è anche il problema complementare, ovvero il trattamento dell’informazione ed il conseguente indottrinamento scientifico o pseudoscientifico che può determinarsi in chi la riceve. Un esempio pratico ci sarà di ulteriore aiuto. La figura 2 mostra il bordo del cratere Endurance denominato “Karatepe”, ripreso in colori “approssimativamente veri” dal rover Opportunity. Visto così, non vi sembra Marte un mondo freddo, sterile, sciatto, polveroso, dannatamente ossidato e rosso? Come si può pensare alla vita? Figuriamoci poi la vita intelligente! Figura 2. Immagine a “colori quasi veri” trasmessa da Oppurtunity mentre esplorava uno dei bordi di Endurance, denominato Karatepe, Credits NASA Figura 3. La stessa immagine precedente sottoposta a processing per ripristinare i colori naturali. Credits NASA. Elaborazione: Matteo Fagone, www.pianetamarte.net Soffermiamoci sulla Figura 3: si tratta del medesimo fotogramma precedente ricalibrato mediante un software di editing delle immagini. Questo che ora possiamo ammirare dovrebbe corrispondere approssimativamente al paesaggio reale. Pensereste ancora al pianeta freddo, sterile, sciatto, polveroso, dannatamente ossidato e rosso? Chissà, forse la parola “vita” non suonerebbe poi tanto male… E che dire di quella patina verdastra ben visibile nel terreno? Sarà una miscela fangosa intrisa d’acqua liquida oppure una forma di micro-vegetazione simile al muschio? Quindi, alterando la percezione cromatica dell’ambiente marziano si può giungere facilmente all’instaurazione di una pseudocultura deviata e potenzialmente contraffatta. La questione relativa all’esistenza o meno di vita intelligente su Marte non fa eccezione. Scopriremo come, in realtà, dietro il fascino (o la repulsione?) verso l’ipotesi “vita intelligente su Marte” si nasconde la solita insidiosa mente umana con le sue aberrazioni psicologiche. Per comprendere al meglio i pro e i contro dell’ipotesi “vita intelligente su Marte” dobbiamo anzitutto partire dal livello più elevato relativo alla questione “Vita Extraterrestre” ed alle annose dispute combattute da scienziati, ricercatori indipendenti ed appassionati di tutto il mondo. Fondamentalmente, i negazionisti sostengono che su Marte non v’è mai stata vita intelligente e non può essercene oggi, mentre i possibilisti ritengono che la vita intelligente ci sia’stata e potrebbe addirittura esserci ancora.  Figura 4. Il radio-messaggio di Arecibo sta viaggiando da oltre 30 anni verso l’ammasso M13, nella costellazione d’Ercole. Purtroppo si sta rivelando una spesa enorme destinata ad un futuro molto incerto.
Figura 5. L’antenna del radiotelescopio di Arecibo. Com’è possibile far credere al Pubblico in un progetto che potrebbe non durare nemmeno 100 anni, ma con un target lontano 25 mila anni luce? LE RAGIONI DEL NO. Dietro questa visione “negativa” è plausibile che si celi un intruglio culturale fatto di evoluzionismo deviato, malcontento intellettuale ed orgoglio antropocentrico, il tutto arricchito dal morboso attaccamento verso l’establishment sociale odierno. La Teoria dell’Evoluzione racchiude in se stessa una colossale contraddizione autodistruttiva secondo cui la vita potrebbe svilupparsi ovunque le circostanze lo permettano, tuttavia difficilmente potrà svilupparsi perché le circostanze, il più delle volte, non lo permettono. La vita, per emergere dal caos, necessita non di uno, non di due e nemmeno di tre fattori propizi, bensì di un grandissimo numero di condizioni favorevoli in tempo reale! Praticamente esistono le stesse probabilità che la materia inanimata evolva in materia animata e le stesse probabilità contro. Gli scienziati lo sanno benissimo, però molti “credenti” preferiscono far finta di niente e “ingoiare l’elefante” piuttosto che ammetterlo. Da qui il primo ostacolo alla vita intelligente extraterrestre. Abbiamo detto anche il malcontento intellettuale, ovvero l’espressione della frustrazione scaturita da insuccessi scientifici come le missioni spaziali fallite, l’evidente difficoltà nel trovare spiegazioni a fenomeni cosmici inesplicabili, le aspettative spaziali non ancora realizzate o continuamente rimandate, per non parlare poi di cose meno rilevanti tra cui cattivi rapporti fra docenti e allievi, docenti e docenti, acrimoniose competizioni fra ricercatori che si contendono cattedre e finanziamenti pubblici o privati… Insomma, una jungla di predatori la cui furba preda continua a sfuggire di mano. E così si sceglie la via più facile: La vita extraterrestre? Non esiste. Oppure, semmai esistesse, deve essere tanto lontana ed irraggiungibile. Problema risolto! E poi, non dobbiamo tralasciare l’antropocentrismo e l’establishment sociale odierni, due tetre facce della stessa medaglia. La Storia dell’Umanità testimonia in modo agghiacciante questo “gioco delle parti” fra l’uomo dominatore ed il servo della gleba. Ruoli che nel corso del tempo hanno visto servitori diventare dominatori e viceversa… Assurde lotte intestine, guerre, truffe e inganni assortiti, tutto nel sacro nome della Civiltà e del Progresso. Luoghi comuni nei quali non c’è mai stato posto per l’elevazione morale e spirituale della Collettività, ma solo l’acquisizione di sempre maggior potere e profitto di pochi, sfruttando la conoscenza scientifica e rovinando l’ambiente terrestre… Complici dell’attuale degrado intellettuale sono i Mass Media, specie le televisioni pubbliche e private, impegnate nell’immettere in rete idee contorte su molti temi scientifici e morali, ivi compresa l’ipotesi di vita intelligente extraterrestre. Risultato? “Non può essere, quindi…. non è!”. Argomento esaurito? Nossignori! Sebbene la Comunità Scientifica sia moderatamente aperta verso l’ipotesi extraterrestre, occorre non lasciarsi ingannare da certe “dottrine” tecniciste, apparentemente logiche e terribilmente “realistiche” le quali, pur essendo accettabili, si prestano ad interpretazioni molto discutibili ed estremistiche. Infine, parlando di Marte, dobbiamo arrenderci alle ormai “indubbie” condizioni avverse del pianeta: atmosfera sottile e rarefatta, assenza di ozonosfera e misere tracce di acqua liquida, ambiente sterilizzato dai raggi UV e abbondanza di elementi ossidanti letali per la vita. Fermiamoci qui.  Figura 6. Il messaggio inviato con la sonda Pioneer 10. La speranza degli scienziati è che qualche forma di vita intelligente possa raccoglierlo. E se invece fosse stato già intercettato ed ignorato? LE RAGIONI DEL SI’. Paradossalmente, una piccola fetta di possibilismo trae origine proprio dal lavoro di alcuni scienziati e da una parte di Mass Media che hanno cercato, e cercano tuttora, di proporre tesi alternative evitando la spettacolarizzazione grottesca operata da altri mezzi d’informazione. Il guaio degli esobiologi sta però nella difficoltà di conciliare lo sviluppo di civiltà intelligenti con i rigori dello Spazio interstellare. Eppure alcuni di loro hanno voluto crederci ugualmente. Basti pensare a nomi celebri quali Carl Sagan e Francis Crick, le menti della cosiddetta Teoria della “Panspermia”. La Panspermia si basa sull’idea che una Civiltà pregressa abbia immesso nello Spazio delle spore contenenti il “Messaggio della Vita”, le quali avrebbero raggiunto pianeti di tutta la Galassia attraverso le comete (o altro mezzo), per poi evolversi in loco. Certo è un’ipotesi affascinante, ma decisamente “scarica barile” perché in effetti non fa altro che spostare il problema di fondo altrove. Una soluzione di comodo. Comunque è già qualcosa... Anche l’Equazione di Drake può essere, tutto sommato, un discreto ausilio per ragionare razionalmente sulla vita intelligente extraterrestre; basta “adattare” le sue variabili a seconda della nostra “fede” ed il gioco è fatto: il risultato finale arriverà tranquillamente ad un numero di pianeti con civiltà “evolute” elevatissimo. Provare per credere! E fin qui abbiamo parlato di possibilismo scientifico e pragmatico. Con l’avvento dell’Esplorazione Spaziale si è aperta la strada ad un’ulteriore sviluppo del possibilismo, e questa volta la parte del leone spetta a Marte. (Una piccola parentesi: ancor prima delle missioni Viking 1 e 2, alcune immagini – diciamo – curiose giunsero dalle precedenti sonde,(soprattutto la Mariner 9. Il nostro amico dr. Gianni Viola ne sa qualcosa).  Figura 7. Modello del Viking. Tre furono gli esperimenti eseguiti sul suolo marziano, ma i risultati sono ancora oggi oggetto di dibattito. Credits NASA Marte, nelle enciclopedie degli anni 60 del secolo scorso, era spesso descritto come un mondo in cui le uniche forme di vita indigene possibili erano muschi e licheni. Eppure, con l’arrivo delle Viking, tutto mutò drasticamente, forse a causa del presunto esito negativo dei tre famosi esperimenti biologici eseguiti su campioni di suolo marziano. Ciò nonostante, furono proprio le immagini orbitali e della superficie a far esplodere il caso “vita intelligente su Marte” e non ci fu esperimento che riuscì a imbavagliare le voci di quel coro che sarebbe sorto negli anni a venire. La superficie del pianeta rosso agli occhi degli orbiter Viking mostrò una complessità geologica straordinaria, che divenne ancor più marcata con l’arrivo delle successive sonde Mars Global Surveyor, Mars Express, Mars Odyssey e Mars Reconnaissance Orbiter. Fra le centinaia di migliaia di immagini emersero strutture simmetriche ed ortogonali, strutture dall’aspetto antropomorfo, reticolati assortiti, strutture canalizzate singole o addirittura intersecate fra loro ecc. Dunque, tracce di un’antica Civiltà vissuta su Marte? Per tentare di rispondere a questa intrigante domanda sorsero numerose associazioni (attive ancor oggi) formate da privati cittadini, ricercatori indipendenti e scienziati con l’intento di studiarsi tutta la documentazione rilasciata dagli Enti Spaziali e cercare di interpretare queste cosiddette “anomalie di superficie”. LA GUERRA DEI TRENT’ANNI. Ufficialmente la “guerra” è iniziata nel 1976 con le prime fatidiche immagini Viking che mostravano una collina dalla sagoma di volto umano ed una struttura dalla forma simile ad una piramidale pentagonale. Anche nei siti di atterraggio dei landers Viking alcuni ricercatori sostennero che vi si trovassero possibili resti di “qualcosa” di artificiale. Ad oggi la quantità di presunte “tracce” di artificialità è impressionante, destinata ad aumentare ulteriormente. Ma il problema sin dal suo nascere, è sempre stato lo stesso: l’interpretazione delle immagini quale evidenza di una Civiltà Intelligente pregressa su Marte.  Figura 8. Immagine a colori naturali di Utopia Planitia. Si noti il bellissimo cielo sereno e azzurro Secondo molti Ricercatori Indipendenti ed altrettanti Appassionati, l’intero Marte potrebbe essere un sito archeologico. Credits NASA Purtroppo le aberrazioni psicologiche hanno spesso contraddistinto l’evolversi della ricerca in questo ambito. Da una parte, i negazionisti si sono dimostrati abili nell’infierire con arroganza e scarsa professionalità. Dall’altra parte talvolta, i possibilisti le critiche se le sono cercate a causa delle maniere poco scientifiche e molto discutibili con le quali hanno sostenuto le proprie tesi. E’ vero, nessuno ha ancora dimostrato, al di la di ogni dubbio, che la “Face” la “D&M” Piramide, la “Inca City”, la famosa “Scritta” di Juventae Ch’asma decifrata dal semiologo Patsy Nicholas di falco, lo “Ziqqurrat” della Valles Marineris scoperto dall’ing. Ennio Piccaluga nel 2004 ecc… siano effettivamente di origine artificiale. Però nessuno ha potuto e/o saputo dimostrare il contrario! Quindi il problema della “Vita intelligente su Marte”, ora come ora, riguarda soprattutto noi e le nostre proiezioni mentali, le nostre paure e le nostre aspettative. Prendere di mira un ricercatore che individua “qualcosa” di potenzialmente anomalo sulla superficie marziana non significa automaticamente che la potenziale anomalia sia una bufala, e a nulla serve schernire le ipotesi che egli potrà formulare sulla base di una o più immagini.  Figura 9. Rappresentazione artistica della sonda Mars Reconnaissance Orbiter. Credits NASA L’idea che l’Uomo possa aver già messo piede su Marte nel suo stesso passato sembra far ribollire il sangue a diversi “esperti” del settore. Perché? E’ un’idea tanto fastidiosa? Eppure, nessuno ha mai obbligato ad ascoltare o leggere tali “sciocchezze”. Manca di prove? Non c’è problema: prima o poi verranno a galla, oppure non verranno mai. Nel frattempo possiamo cercarle e pazientare. L’idea che oggi esista una qualche forma di vita intelligente su Marte da anch’essa fastidio? Mancano le prove? Cerchiamole piuttosto che digrignare i denti. Avvaliamoci, per esempio, delle spettacolari immagini riprese da Mars Reconnaissance Orbiter, dotata di un sistema HIRISE (ereditato da tecnologia militare) in grado di focalizzare particolari nell’ordine dei 30 cm! Relazionare la Mitologia con eventuali intrusioni eso-terrestri (o extraterrestri) fa ridere? Va bene! Ci saranno comunque persone che non rideranno con disprezzo e vorranno saperne di più. VITA INTELLIGENTE SU MARTE: IMPOSSIBILE? Proviamo ad affrontare il problema da un’altra prospettiva. Intanto, noi uomini abbiamo già inviato numerosi veicoli automatici alla volta del pianeta rosso e stiamo pianificando la prima missione con astronauti. Quindi, per forza di fatti, la vita intelligente su Marte diverrà una realtà. Se l’uomo sarà in grado di compiere questo grande passo, per quale motivo dovremmo scartare brutalmente l’ipotesi che altri ci abbiano preceduti nel passato? Ragioni scientifiche o psicologiche? I negazionisti, in funzione delle enormi distanze che separano le stelle fra loro, ritengono praticamente impossibili le comunicazioni tra Civiltà intelligenti. Inoltre, considerando i presunti lunghissimi tempi dell’evoluzione e la stessa età dell’Universo, essi ritengono estremamente improbabile la contemporaneità tra civiltà intelligenti. D’accordo. E se invece una di queste riuscì a raggiungerci nel passato? E per quale motivo non dovremmo valutare l’idea di trovare tracce della loro presenza fra i confusi racconti della Mitologia e della Storia antichissima? Impossibile perché qualcuno, dotato di laurea, cattedra universitaria e via dicendo, ha sentenziato “No”?  Figura 10. Opportunity durante il sol 464, ore 18, 30 poco dopo il tramonto. E questo è un pianeta dall’atmosfera rarefatta? Credits NASA. Figura 11. Un’altra immagine a colori di Opportunity sempre al tramonto. Avete notato la coltre di opacità atmosferica radente? In un mondo quasi senz’aria sarebbe impossibile! Credits NASA
Figura 12. Tramonto ripreso dalla sonda Pathfinder. Cielo azzurro ma con leggera velatura rosa dovuto alle polveri in sospensione. Una sola domanda finale: la vita intelligente su questo pianeta è inconcepibile? Credits NASA La domanda se “oggi Marte sia abitato da esseri intelligenti” si presta a molte controversie e poche certezze. Cosa dovremmo pensare? La NASA e l’ESA ci dicono che Marte ha un’atmosfera sottile e rarefatta. D’accordo. Allora giudicate voi stessi il paesaggio di figura 10: siamo al sol 464 alle ore 18,30 circa. Il sole è appena tramontato, ma c’è nebbia (avete letto bene!) e scarsa polverosità nell’aria. Se davvero l’atmosfera marziana fosse così rarefatta come ci hanno insegnato a credere dovrebbe essere praticamente buio! E invece no. Dunque? Sappiamo poi che esistono tracce di metano e di formaldeide, c’è tantissima acqua e molte altre stranezze più o meno velate. Non abbiamo certezze, è vero, lo ammettiamo. Però ci è permesso comunque di porre a noi stessi ed al Pubblico certe riflessioni?
M.F. |